Il materiale adattato non si rifà ogni sera
Chi lavora sul sostegno passa più tempo a riscrivere che a insegnare: la stessa pagina semplificata per uno, spezzata in passi per un altro, riscritta con esempi concreti per un terzo. Minerva fa quel lavoro a monte. L'insegnante imposta una volta cosa serve a ciascuno studente, e da lì ogni spiegazione, ogni verifica e ogni esercizio escono già adattati.
Non è un interruttore acceso e spento. Ciò che serve a uno studente con difficoltà di lettura, ridurre il carico di testo, non è ciò che serve con una disabilità cognitiva, dove conta semplificare i concetti, e non è ciò che serve con un disturbo dell'attenzione, dove il lavoro va spezzato in passi brevi. Un unico interruttore darebbe a tutti un compromesso mediocre.
Due studenti, due risposte diverse
Qui accanto la stessa identica domanda, posta con due configurazioni diverse. Non cambia l'argomento: cambia come viene detto.
Al primo studente arrivano frasi brevi, una informazione per volta, niente testo denso. Al secondo arriva prima un esempio concreto e poi la definizione, con una domanda di controllo per capire se il filo ha tenuto.
È il lavoro che un docente di sostegno fa a mano, la sera, per ogni materia e per ogni studente.
Cinque leve, una per una, con tre intensità
Ogni leva si accende separatamente ed è graduata: la stessa "semplificazione" per una seconda superiore e per uno studente con disabilità cognitiva media non è la stessa cosa, e trattarle allo stesso modo è il modo più rapido per non servire a nessuno dei due.
Linguaggio semplice
Parole comuni al posto dei tecnicismi, e ogni termine necessario spiegato quando compare la prima volta.
Alta leggibilità
Frasi brevi, una informazione per frase, niente testo denso. Le soglie di lunghezza seguono le linee guida europee sulla lettura facilitata.
Passi guidati
Un passaggio alla volta, e si va avanti solo quando il precedente è chiuso.
Esempi concreti
Ogni concetto ancorato a qualcosa di esperibile, prima della definizione astratta.
Verifica della comprensione
Domande di controllo lungo la spiegazione, non solo alla fine, per vedere dove si è perso il filo.
Accanto alle cinque leve c'è la modalità racconto, che non è un vezzo: lo stesso contenuto diventa una storia, con personaggi e ambientazione coerenti e il concetto riepilogato in chiaro alla fine. Lo stile lo scegliete voi, e funziona anche sui test, con le domande ambientate nella storia. Per certi studenti è la strada che apre l'argomento quando tutte le altre si sono chiuse.
I profili partono dal bisogno, non dalla diagnosi
Per non configurare cinque leve da zero ci sono punti di partenza pronti: difficoltà di lettura, attenzione, comprensione, interpretazione letterale, calcolo. Si sceglie il più vicino e si corregge quello che non torna. Il profilo è un punto di partenza, non una gabbia, e resta l'insegnante a decidere.
La scelta di nominarli per bisogno segue il quadro dell'Universal Design for Learning, che organizza il supporto sulla variabilità di funzionamento invece che sulle categorie di disabilità. Due studenti con la stessa diagnosi hanno bisogni diversi, e la stessa difficoltà di lettura compare nella dislessia, nell'ADHD e in uno studente non madrelingua.
Perché non basta dire ai ragazzi di usare ChatGPT
Un assistente generalista spiega bene, e nessuno sostiene il contrario. Su un percorso inclusivo però mancano tre cose che non sono funzioni: sono il modo in cui lo strumento è pensato.
Lo imposta il docente, non lo studente
Su un assistente generalista l'adattamento dipende da chi scrive "spiegami con frasi brevi", ogni volta. Cioè si chiede proprio allo studente la cosa che non riesce a fare. Qui lo decide l'insegnante, una volta, e vale sempre.
Non serve metterlo in mano allo studente
Il docente lo usa per preparare: spiegazioni adattate, verifiche, schemi e grafici da portare in classe. Lo studente non apre un account, non usa l'AI e non entra da nessuna parte. Se poi in un percorso ha senso che ci lavori anche lui, l'adattamento è già impostato e non deve chiederlo.
Niente account personali, niente dati sanitari
Nessuna diagnosi entra nel sistema, e non serve far aprire a dei minori un account su un servizio generalista. Un fornitore, un contratto, una fattura italiana.
Il lavoro serale non si fa più
La differenza non è avere una risposta in più: è non riscrivere a mano lo stesso materiale per il terzo studente, alle dieci di sera, gratis.
Nessuna diagnosi entra nel sistema
Una diagnosi è un dato sanitario ai sensi dell'articolo 9 del GDPR, riferito a un minore, che finirebbe dentro l'account di un'altra persona. Minerva non ne memorizza nessuna: di ogni studente resta soltanto l'insieme di adattamenti scelto dall'insegnante, cioè quali leve sono attive e con quale intensità.
È una scelta di progetto, presa prima di scrivere il codice, e toglie di mezzo la domanda che di solito blocca l'adozione di uno strumento digitale nel lavoro sull'inclusione.
Come si usa, in concreto
Da un questionario per aree, oppure scegliendo un profilo e ritoccandolo. Un'anteprima mostra subito come cambierà il risultato, prima di salvare.
Un docente di sostegno segue più studenti: le impostazioni sono più di una e si passa dall'una all'altra senza rifare nulla.
Spiegazioni, verifiche con correzione, mappe e diagrammi, esercizi. Non serve chiedere ogni volta una versione più semplice.
Programma, dispense e appunti caricati una volta vengono usati nelle risposte: l'adattamento riguarda ciò che si studia davvero, non un argomento generico preso da internet.
Con la verifica indipendente accesa, un secondo passaggio controlla accuratezza e coerenza prima che il materiale finisca in classe. Semplificare non deve voler dire essere imprecisi, e su un contenuto adattato l'imprecisione si nota meno: per questo su una configurazione di sostegno conviene tenerla accesa.
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