Guida per insegnanti

Minerva nasce per lo studente, ma cambia mestiere quando la usa un insegnante: diventa uno strumento per preparare spiegazioni, adattarle a chi ha bisogni diversi e verificare che siano arrivate. Questa pagina raccoglie ciò che serve sapere, senza girarci attorno.

La modalità inclusiva

La trovi nel menu dell'app alla voce 🧩 Didattica inclusiva. Non è un interruttore acceso o spento, ed è una scelta deliberata: le esigenze di uno studente dislessico non sono quelle di uno studente con disabilità cognitiva, né quelle di chi ha un disturbo dell'attenzione. Un'unica «modalità semplificata» darebbe a tutti un compromesso mediocre.

Scegli quindi gli aspetti che servono a quello studente, e con quale intensità.

AspettoCosa cambiaQuando serve
Linguaggio sempliceFrasi brevi, una idea per frase, parole comuni. Niente metafore, modi di dire, ironia.Disturbi del linguaggio, disabilità cognitiva, studenti non madrelingua. Le figure retoriche vengono prese alla lettera anche nei disturbi dello spettro autistico.
Alta leggibilitàUn concetto per paragrafo, elenchi al posto dei periodi lunghi, molto spazio bianco.Dislessia e ogni situazione in cui il testo denso scoraggia la lettura prima ancora di essere capito.
Passi guidatiUn passaggio alla volta, numerato, con pausa prima del successivo.Disturbi dell'attenzione, discalculia, difficoltà nella memoria di lavoro.
Esempi concretiSi parte da una situazione quotidiana, poi si arriva alla regola.Pensiero concreto, difficoltà di astrazione. Utile a molti più studenti di quanti si creda.
Verifica della comprensioneUna domanda breve dopo ogni concetto; se la risposta è sbagliata si rispiega in modo diverso, non ripetendo uguale.Quando serve accertarsi passo per passo, invece di scoprire alla fine che non è arrivato nulla.

L'intensità

I tre livelli non sono un'etichetta: cambiano davvero le istruzioni. A lieve le frasi restano sotto le venti parole, a media sotto le quindici, a marcata sotto le undici e vengono evitate anche le subordinate. Le soglie seguono le indicazioni europee sul linguaggio facile da leggere, che indicano circa quindici parole come tetto per un testo accessibile. Parti da media e correggi dopo aver visto una risposta vera.

Le immagini. In modalità inclusiva Minerva usa molte più immagini, e le mette accanto alla frase che le riguarda invece che in fondo. Non è un abbellimento: per molti studenti il canale visivo regge la comprensione più del testo. Le immagini provengono da Wikimedia Commons con autore e licenza indicati; quando un'opera non è riproducibile per diritto d'autore te lo scrive, con il rimando alla fonte, invece di far finta che non esista.

Il badge 🧩 Sostegno resta visibile finché la modalità è attiva, così sai sempre come sta rispondendo. Toccandolo cambi la configurazione o la spegni. La configurazione è legata al tuo account, non al dispositivo: la imposti una volta e la ritrovi sul tablet in classe e sul portatile a casa.
Che cosa cambia davvero

Non è solo questione di frasi più corte. Il cambiamento che pesa di più è l'ordine: la spiegazione viene riorganizzata su cosa succede invece che sulla classificazione scientifica. Sulla fotosintesi, per capirci:

SenzaCon la modalità inclusiva
«Due fasi principali: la fase luminosa e la fase oscura (ciclo di Calvin), nelle membrane dei tilacoidi all'interno dei cloroplasti.»«1. La foglia cattura la luce — 2. La pianta assorbe acqua e aria — 3. La pianta produce il suo cibo.»

I nomi tecnici corretti restano, ma arrivano dopo aver spiegato la cosa, non al posto suo. Cambiano insieme all'ordine anche altre cose: la forma passiva diventa attiva («vengono assorbiti dalle radici» → «le radici assorbono»), le metafore spariscono perché vengono prese alla lettera, i termini tecnici si spiegano sul posto, e si parte da un esempio concreto prima della regola. Se hai attivato la verifica della comprensione, dopo ogni concetto arriva una domanda breve, e a una risposta sbagliata segue una spiegazione diversa, non la stessa ripetuta.

Il piano non limita l'accessibilità. Quando la modalità inclusiva è attiva, Minerva usa il modello più capace e la profondità massima anche sul piano gratuito: le istruzioni di stile richiedono una comprensione fine, e su un modello ridotto verrebbero seguite male. L'unico limite resta la disponibilità di crediti. Sappi però che una risposta adattata costa più crediti di una ordinaria, quindi il plafond si consuma più in fretta.

Un vincolo che vale la pena conoscere

Semplificare non significa impoverire, e a Minerva è chiesto esplicitamente di non farlo: il contenuto resta corretto e completo, i passaggi necessari non si saltano, cambia il modo in cui vengono presentati. È anche istruita a mantenere un tono mai infantilizzante: lo studente ha la sua età e va trattato di conseguenza, senza vezzeggiativi e senza commenti sulla difficoltà del compito.

Resta comunque uno strumento, non una diagnosi né un PEI. Le scelte didattiche sono tue: Minerva esegue l'adattamento che le indichi.

Come la useresti in pratica
  1. Carica il programma o le dispense nella tua area, alla voce «I tuoi materiali». Da quel momento le spiegazioni e i test si allineano al vostro corso, non alla conoscenza generica: stessa terminologia, stessi argomenti, stesso taglio.
  2. Prepara la spiegazione per la classe con la modalità inclusiva spenta, al livello di profondità che ti serve.
  3. Accendi la modalità inclusiva e chiedi la stessa cosa: ottieni la versione adattata, con la stessa sequenza di concetti. È il lavoro che altrimenti faresti a mano ogni pomeriggio.
  4. Esporta in PDF entrambe le versioni dal pulsante sotto la risposta, e portale in classe.
  5. Genera un test sull'argomento, a tempo o libero: la valutazione spiega gli errori invece di limitarsi a contarli.
Cosa non fa

Non sostituisce la relazione educativa e non conosce lo studente: non sa cosa lo blocca, cosa lo motiva, come sta oggi. Quello lo sai tu, e resta la parte che conta. Minerva toglie tempo alla preparazione dei materiali per restituirtelo dove serve.

Non è nemmeno una fonte da citare senza controllo: le risposte vanno lette prima di darle in mano a uno studente, come faresti con qualunque materiale trovato altrove. C'è una funzione di verifica indipendente che ricontrolla la risposta e segnala eventuali errori, ed è consigliata quando prepari materiale da distribuire.

Su cosa si basa

Gli adattamenti non sono inventati: ricalcano indicazioni consolidate della ricerca educativa e psicologica. Vale la pena sapere quali, perché spiegano anche le scelte che potrebbero sorprenderti.

Si progetta sul funzionamento, non sulla diagnosi

È il principio del Universal Design for Learning di CAST, il framework più diffuso in materia. La sua premessa è che «la variabilità di chi apprende è prevedibile» e che «non esiste un cervello medio»: il supporto va organizzato sui modi di funzionare, non sulle categorie diagnostiche. Due studenti con la stessa diagnosi hanno bisogni diversi, e la stessa difficoltà di lettura si presenta in dislessia, in ADHD e in uno studente che studia in una lingua non sua.

Per questo la finestra di configurazione ti chiede quale difficoltà stai affrontando e non quale diagnosi ha lo studente. Sotto ogni profilo trovi comunque indicato a chi tipicamente serve, così riconosci il tuo caso senza che l'app registri nulla di clinico.

C'è anche una ragione legale, e non secondaria: una diagnosi è un dato sanitario ai sensi dell'articolo 9 del GDPR, per giunta riferito a un minore e inserito nell'account di un'altra persona. Minerva non ne conserva alcuna: della tua scelta resta salvato solo l'insieme di adattamenti.

Parola e immagine insieme

La ricerca sull'apprendimento multimediale, in particolare il lavoro di Richard Mayer, mostra che l'apprendimento è migliore quando materiale verbale e visivo arrivano insieme anziché separati. È il motivo per cui l'immagine viene messa subito dopo la frase che la riguarda e non in fondo alla spiegazione, e per cui in modalità inclusiva ne compaiono molte di più.

Lo stesso filone avverte però che il materiale estraneo o decorativo peggiora l'apprendimento invece di aiutarlo. Per questo Minerva è istruita a chiedere soggetti precisi e riconoscibili — un'opera, un organo, uno strumento — e a non inserire nulla quando un'immagine pertinente non esiste: meglio nessuna figura di una figura qualsiasi.

Un passo alla volta

La suddivisione in passi numerati, con una pausa e una sintesi prima del successivo, risponde ai limiti della memoria di lavoro: presentare l'informazione in blocchi governabili invece che in un flusso continuo. È lo stesso principio per cui, nel profilo dedicato all'attenzione, ogni passo si chiude con una riga di sintesi in grassetto: chi perde il filo lo riprende senza rileggere tutto.

Letterale non vuol dire povero

Il divieto di metafore, ironia e sottintesi riguarda soprattutto chi tende a interpretare alla lettera, condizione frequente nei disturbi dello spettro autistico. Nel profilo corrispondente Minerva annuncia in apertura quanti passi seguiranno e in quale ordine, e poi rispetta esattamente quell'ordine: la prevedibilità riduce il carico di chi fatica con l'implicito.

Semplificare la forma, non il contenuto

È la distinzione che regge tutto il resto ed è anche quella su cui la normativa italiana insiste, distinguendo fra strumenti compensativi, che cambiano il come, e misure dispensative, che tolgono. Minerva fa il primo lavoro: ha istruzioni esplicite a non omettere passaggi necessari e a mantenere corretto il contenuto.

Riferimenti: CAST — Universal Design for Learning; ricerca sull'apprendimento multimediale (R. Mayer); Legge 170/2010 e relative linee guida ministeriali sui disturbi specifici di apprendimento. Minerva non è uno strumento certificato né validato clinicamente: applica queste indicazioni al modo di scrivere le risposte, non sostituisce una valutazione professionale.

Se non sai quale profilo scegliere

Nella finestra di configurazione, sopra gli aspetti, trovi «Non sai da dove partire?». Apre tredici domande su cosa succede quando lo studente studia, raggruppate in cinque aree: lettura (rilegge la stessa riga, si scoraggia davanti alla pagina fitta), attenzione e memoria (perde il filo, si distrae dopo pochi minuti, arrivato in fondo ha perso l'inizio), linguaggio (prende alla lettera modi di dire e ironia), numeri e procedure (confonde le cifre, salta passaggi, non si accorge se un risultato è assurdo), comprensione (legge ma non sa ridire, molte parole non le conosce, capisce solo dopo un esempio, accumula lacune in silenzio). Per ciascuna rispondi mai, a volte o spesso.

Prima di applicare qualcosa vedi l'esito in chiaro: quali adattamenti si accendono, con quale intensità, e quale punto di partenza viene suggerito. Da lì puoi tornare alle domande o accettare. È un punto di partenza, non un verdetto, e resta modificabile.

Un solo «a volte» non accende niente: serve un'osservazione frequente, oppure due diverse che convergono sullo stesso bisogno. È voluto — qualche difficoltà occasionale ce l'hanno tutti, e adattare tutto equivale a non adattare niente.

«Riconosce la discalculia, la dislessia?» No, e non deve: quelle sono diagnosi, e le fa uno specialista. Quello che le domande individuano è il bisogno didattico: se le difficoltà riguardano cifre, incolonnamenti e procedure, si accendono passi guidati ed esempi concreti, e viene proposto il punto di partenza «calcolo e procedure». Lo stesso vale per lettura, attenzione, linguaggio letterale e comprensione del testo. Il nome della diagnosi non serve a Minerva per adattare la spiegazione, e non viene chiesto.

Non è un test sullo studente. Le domande riguardano ciò che tu osservi in classe, non caratteristiche della persona, e in uscita non compare mai un'etichetta diagnostica: solo quali adattamenti attivare. L'individuazione dei disturbi di apprendimento segue percorsi scolastici e clinici definiti dalla legge, e nessuno strumento come questo può sostituirli né anticiparli.

Se segui più studenti puoi salvare la configurazione con un riferimento tuo — «3A-07», «il mercoledì» — e richiamarla quando serve. Usa un codice e non un nome: Minerva conserva solo il riferimento che scrivi e l'insieme di adattamenti, e nessun dato clinico è associato a esso.

Quanto vale questo strumento

Domanda legittima: le domande dell'osservazione rispettano i criteri con cui uno psicologo costruisce uno strumento? In parte sì, e in parte no, ed è giusto sapere dove passa il confine.

Quello che rispetta

Le domande riguardano comportamenti osservabili e non caratteristiche della persona: «rilegge la stessa riga», non «è dislessico». È la forma dei questionari osservativi per insegnanti, e la stessa logica del framework UDL, che progetta sul funzionamento e non sull'etichetta. La scala di frequenza a tre livelli (mai, a volte, spesso) è quella d'uso comune. Le domande chiedono di pensare alle ultime settimane e di confrontare con i compagni della stessa classe: senza un periodo e un termine di paragone, «spesso» non vuol dire niente. E viene ricordato di considerare prima le spiegazioni più semplici, che nei manuali si chiamano criteri di esclusione: vista o udito da controllare, italiano come seconda lingua, assenze prolungate.

Quello che non rispetta, e non pretende di rispettare

Non ha un campione normativo: nessuno ha misurato come risponde una popolazione di studenti, quindi non esiste un punteggio «sopra la norma». Le soglie di attivazione sono scelte di progetto, non punti di taglio derivati da dati. Non ha misure di attendibilità né di validità: nessuno ha verificato che due insegnanti diversi rispondano allo stesso modo sullo stesso studente, né che l'esito predica qualcosa. Non è tarato sull'età, e si basa su un solo osservatore. Un questionario di screening vero fa tutte queste cose, ed è per questo che uno screening lo si somministra, non lo si scarica.

La differenza sta nel tipo di decisione. Uno strumento clinico serve a decidere se una persona ha un disturbo, e allora ogni requisito psicometrico è dovuto. Qui si decide soltanto come scrivere una spiegazione: frasi più corte, un passo alla volta, un esempio prima della regola. È una scelta reversibile, che vedi subito e correggi in un tocco, e nel caso peggiore ottieni un testo più semplice del necessario. Per questo l'esito non è un punteggio ma una configurazione, e resta sempre modificabile a mano.